lunedì, ottobre 13, 2008

Di-nologo

Qual'e' la canzone del tuo giorno? Tante diverse lo so, ma gli accordi, si gli accordi cosa ispirano, a che luogo conducono? E la testa, quanto fa male aprire gli occhi oltre il necessario oceano di desideri rigorosamente irrealizzabili, tenacemente silenziosi, umili quel tanto che basta per spalancare occhi increduli innanzi al deserto di carne e cemento, scivolando irrequieti tra inutili discorsi e grigi fallimenti quotidiani ed inevitabili.
Voglia di dormire, voglia d'imparare, studiare senza leggere, senza pesante leggerezza di inutili parole vicine per inerzia, per denaro, per politico spiegare un mondo sempre diverso o sempre uguale solo quando non serve, mentre non e' necessario, elettronica, elettronica, elettronica salvezza di suoni remoti e dimenticati, inutilmente immensi, palestra d'antica ed inutile foggia laddove statico e' virtuoso e dannoso e' trasgressivo.
Piccolo theremin, sintetico spaventoso amico, che sia tuo quel giorno tanto agognato, se fosse in te principio e fine, diritto e dovere di qualcosa che per forza cerco ed evito, montagna imperscrutabile e angoscia montante come fitto bosco all'imbrunire, raggi di stelle che non sanno scaldare, soltanto indicare possibile salvezza, forse alternativa fine.
E la mia, si la mia canzone oggi non ha melodia, irriconoscibile tracciato e note come inutili macchie nere su foglio rigato, piu' silenzio che onda, come fischio che si perde nell'impossibile della notte, nel copioso sudore che impedisce dormire, nella solitudine che mi domina e separa dalla voglia di umanita' e nulla mi giustifica, forse lamento patetico ma sincero puo' raccontare, puo' servire, puo' aggiungere pezzetto grigio di grigio ritratto svelando grandioso sfondo con minuscola figura indistinta e sfocata sulla quale e' inutile strizzare gli occhi, comporre versi e giudizi.
Per il resto non so, quanto resta non e' piu' qui, cercare oltre, proseguire, proseguire, la via e' scorrevole e ben illuminata ma oltre, oltre queste colline, lontano da nebbia ed erba tagliata, nel laggiu' eccessivamente lontano per chi imprigiona canzoni nel cuore, per chi confonde accordi con aria da respirare e respirando fa di questo esistere.
Dico del mio silenzio indiano
un dialetto di lontani specchi
e nuvole parlanti, è così
che scrivo io...

3 commenti:

valeria ha detto...

ciao massimiliano! girando per blogspot ti trovo anche qui dopo la nostra ultima con-versazione.
anche questa volta, bellissimo e profondo questo post..
a presto, adesso qui.
un abbraccio.

HyperMax ha detto...

Sempre gentile....
Stavolta stavo per preoccuparmi io in assenza di una tua risposta alla mia email alle quali rispondi sempre con velocita' impressionante, ma ti trovo qui e cio' mi risolleva.
Aspetto link al tuo nuovo blog su blogger...
Baci

valeria ha detto...

hai ragione, ma ultimamente mi sono ritrovata coi pensieri ognuni accavallati dagli altri! ritrovandomi a chiedermi "ma che dovevo fare?" cosa alquanto triste per una di 21 anni! sento già i primi acciacchi! :P
eccoti il link
http://ledimensionidelmiocaos.blogspot.com/
c'è dentro quanto nel blog, cose più cose meno.
se può interessarti sto aprendo un altro blog, che sarà più un libro a libera interpretazione, con persone, eventi ed episodi frutto della mia fervida fantasia ;)
con i capitoli per post.
insomma, un vero e proprio libro, che avrei piacere tu seguissi :D
a presto!